IL TESTIMONE CONTESO: trovarsi, perdersi, ritrovarsi

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IL TESTIMONE CONTESO

di Elio Ticca e Mary Della Giovanna

27 ottobre 2017 - 12 gennaio 2018

Opening 26 ottobre ore 18:30 - 22:00

Interface HUB/ART, Milano

 

Del testimone conteso: trovarsi, perdersi, ritrovarsi

testo a cura di Giulia Blasig

Il Testimone conteso è una mostra e, al contempo, un dialogo fatto d'immagini e parole tra due artisti: Elio Ticca e Mary Della Giovanna. Seppure portatori di due linguaggi diversi e non immediatamente riconducibili, il legame tra i due artisti è innegabile ed emerge progressivamente nell'esibizione. Da un lato, i quadri di Ticca, con le sue immagini simboliche e allusive e le parole sovrapposte alle tele, che sembrano voler creare in noi un collasso di senso. Dall'altra, i corpi di Mary che si mettono a nudo e si raccontano, svelandoci la loro unicità e fragilità. Ma qual è il filo rosso che ci guida tra questi due mondi?

#1, 2017. Stampa digitale su carta 100% cotone, 50x40 cm ©Mary Della Giovanna

Land of Loneliness, 2016. Acrilico e tecnica mista su tela, 76,2 x 71,1 cm ©Elio Ticca

La serie fotografica di Mary è frutto di un progetto “sul mettersi a nudo, non solo fisicamente ma anche metaforicamente, in quanto persona. Usando come presupposto la domanda come stai?, l'artista, oltre a lavorare sugli aspetti scenografici e tecnici della posa, registra e trascrive ogni  risposta, creando, a partire da queste, il completamento di ciascun ritratto.

Mentre ammiriamo i nudi in bianco in nero, sentiamo in lontananza delle voci. Sono le storie di questi corpi, sono le parole che ci prendono per mano e ci fanno addentrare ancora di più in quel mondo privato e soggettivo, che l'artista ha sapientemente e silenziosamente colto in ognuno dei suoi soggetti.

Un movimento dall'esterno all'interno. Nel suo libro Nudità, il Nichilismo e la Bellezza dei Corpi, Giorgio Agamben enuncia come tutti noi siamo naturalmente attratti, ma allo stesso intimiditi, dalla  nudità altrui. Nella nostra cultura, scrive il filosofo, il rapporto viso/corpo è segnato da un'asimmetria fondamentale, che vuole che il viso per lo più nudo, mentre il corpo è di norma coperto.1 Il volto è anche il luogo dell'espressività. Jean-Luc Nancy, similmente, sottolinea come il corpo umano è necessariamente nudo, e l'uomo è l’unico essere al mondo che riconosce la sua nudità; l’unico, dunque, per cui il corpo può essere esposto (ex-peau-sition). La nudità del corpo annulla ogni altro livello.

Il corpo conserva il suo segreto, questo niente, questo spirito che non abita in lui ma è sparso, espanso, esteso completamente attraverso di lui, sebbene il segreto non abbia nessun nascondiglio, nessun recesso interno, dove un giorno sarebbe possibile andarlo a scoprire.

#6, 2017. Stampa digitale su carta 100% cotone, 50x40 cm ©Mary Della Giovanna

Reael, 2017. Acrilico e tecnica mista su tela, 80 x 60 cm ©Elio Ticca

Questo “niente” è il mistero della sua nudità, che mantiene vivo il desiderio di vedere, di rivolgersi, di entrare in essa; ed è lo stesso “vuoto”, la stessa assenza riconosciuta da Agamben.  Questa imperdonabile esibizione dell'apparenza oltre ogni significato diventa, come scrive il filosofo italiano: una voce bianca che non significa nulla, e per questo ci trafigge.

Inizialmente, quindi, la nudità di questi corpi ci può intimidire e allontanare; ma, lentamente, più restiamo ad osservarli, e ad ascoltare e leggere ogni racconto, più ci sentiamo vicini e immersi, superando l'iniziale pudore. Mary Della Giovanna riesce a rendere la nudità dei suoi soggetti espressiva e carica di emotività. I testi diventano parte  integrante dell'opera e rendono i ritratti ancora più vivi e accoglienti. Ma non solo: i corpi di Mary sembrano cambiare/mutare davanti ai nostri occhi, e a poco a poco li riconosciamo come fallibili, umani, e perciò più affini al nostro sentire.

Le opere di Ticca al primo sguardo ci ammaliano per la loro forma o colore, per l'eleganza e l'espressività del tratto: hanno un'immediata forza attrattiva. Nel riconoscerne immediatamente i soggetti rappresentati, chi guarda viene pervaso da un senso di sicurezza e vicinanza. Il formalismo del linguaggio ci porta a riconoscerne i segni e a credere al contempo di aver compreso il senso di ciascun'opera. I suoi soggetti, però, evadono un'interpretazione univoca, e ad una più attenta visione possiamo avvertire tutta la loro complessità. Come scrive Gilles Deleuze, in Marcel Proust e i segni, i segni sono di per se stessi plurali, indefiniti, e devono essere alle volte sviscerati per essere compresi. I più complessi e importanti sono quelli dell'arte. L’arte, scrive Deleuze, pur servendosi di materia (come i colori per un pittore, il suono per il musicista, la parola scritta), trasfigura e spiritualizza, cercando di dare un significato al tutto. I dipinti di Ticca possono essere inclusi interamente in questa prospettiva.

#8, 2017. Stampa digitale su carta 100% cotone, 50x40 cm © Mary Della Giovanna

HT (After Carolee Schneemann), 2017. Acrilico e tecnica mista su tela, 80 x 80 cm ©Elio Ticca

Un ulteriore livello di complessità è dato dal sovrapporre alle immagini testi o parole chiave, non legate semanticamente al soggetto, creando così una polifonia di sensi e di significati.

L'associazione tra le immagini e le parole è emotiva, come per Aby Warburg nella suo Atlante Mnemosyne. Richiamano le cosiddette Pathosformelnformule espressive dell'emozione, che si riferiscono non solo alla memoria storica collettiva, ma alla memoria personale di ogni individuo, capaci di spingere lo spettatore a elaborare un processo interpretativo aperto.

Le associazioni create da Elio sono allo stesso tempo personali e irrazionali, forti ed intime.

Ticca d'altra parte cita René Magritte come ispirazione, affermando che “lo spettatore deve soffrire l’immagine”. È questo ciò che lo spinge a creare le sue opere. Quando le immagini e le parole creano un cortocircuito nello spettatore, si arriva a un livello più profondo di assimilazione che può portare alla nascita di associazioni personali e impreviste. La “sofferenza” dello spettatore viene  riscattata, e il riscatto è la poesia.

La parola dunque, è il filo rosso. E' parte fondamentale tanto nelle fotografie di Mary quanto nei quadri di Elio. È la parola che crea lo slittamento di senso, avvicinandoci ancora di più all'intimità dei corpi di Mary, e allo stesso tempo allontanandoci dai soggetti di Elio, che inizialmente sembriamo riconoscere.

Finalmente noi spettatori ci troviamo contesi. Prima attratti e poi respinti, e viceversa.

Siamo contesi tra due poli e in noi stessi. Ci sentiamo forse persi; ma, citando Nietzsche in Umano, troppo umano:

Una volta che si sia trovato se stesso, bisogna essere capace di tempo in tempo di perdersi – e poi di ritrovarsi: presupposto che si sia un pensatore. A questo è infatti dannoso essere legato sempre a una stessa cosa.

#2, 2017. Stampa digitale su carta 100% cotone, 50x40 cm ©Mary Della Giovanna

Mystär(e) XXY, 2016. Acrilico e tecnica mista su tela, 26 x 35 cm ©Elio Ticca

INFORMAZIONI UTILI

Interface HUB/ART

Via Privata Passo Pordoi 7/3 - 20139 Milano

Conferenza stampa: 25 ottobre, ore 12:00

Vernissage: 26 ottobre, dalle ore 18:30 alle 22:00 con aperitivo di benvenuto

Apertura al pubblico: dal 27 ottobre al 12 gennaio 2018

Orari: dal Lunedì al Venerdì dalle 12 alle 18; Sabato e Domenica su appuntamento.

INGRESSO GRATUITO

Catalogo in mostra con testo critico di Giulia Blasig.

Press office 

Dott.ssa Greta Zuccali

g.zuccali@interfacefmsrl.it

+39/02.78624488

LEGGI IL COMUNICATO STAMPA 

Link utili

www.interface-hub.it

www.interface-hub.it/ticca-e-della-giovanna-il-testimone-conteso/

www.marydellagiovanna.it

www.candidecitoalice.com

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